Storie nella Storia – Maria Paola

Mpaola

Brolo, 2 giugno 1915

L’abbiamo saputo giusto la settimana passata. Papà e Gustavo ci hanno letto la lettera con un misto di onore, commozione, dispiacere e quasi timore.

Siamo entrati in guerra da neanche dieci giorni e già il conflitto ci porta via uomini e ragazzi ma, dicono i giornali,  è per il valore della nostra Patria: per riappropriarci finalmente di Trento, Trieste, dell’ Istria, di Fiume e della Dalmazia, terre italiane sotto bandiera straniera.

Questa mattina li abbiamo accompagnati alla stazione. Lo so che è una cosa seria e non si dovrebbe… tuttavia non sono riuscita a trattenermi dalla tentazione di ridere. Non sono riuscita a non ridere  vedendo mio fratello, un ventenne, con quell’uniforme larga, il moschetto in spalla ed un emetto tanto grande da scendergli fino agli occhi.

Alla piccola e sempre spopolata stazioncina di Brolo saremmo stati duemila questa mattina: ricchi e poveri, nobili e contadini, industriali ed operai per una volta accomunati da quell’emozione strana che vuole apparire orgoglio ma, che in verità, nasconde incertezza, paura, quasi disperazione.

In ogni caso ho cercato di godere della vista (dal finestrino) dei miei cari fino all’ultimo istante. Ma sono sicura che torneranno, e lo faranno da vincitori. Devono farlo.

Per noi e per l’Italia.

 

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Brolo, 31 ottobre 1922.

Questa giornata non la scorderò mai. Incomincio dal principio. Stamattina sono andata al mercato a comprare l’occorrente per domani, per la festa di Gustavo. Tornando a casa, davanti all’edicola, nella civetta del “Corriere della Sera” ho letto: “Il nuovo Ministero costituito da Mussolini”.  Nuovo ministero? Mi sono chiesta. C’erano le elezioni? Insomma, non no capito nulla.  Ieri però avevo sentito parlare di una marcia a Roma, ad opera delle camicie nere. Pensare che ci saranno loro al governo mi fa rabbrividire. Mi sono fermata all’Osteria di Agostino. C’erano più discussioni del normale e si parlava del Re, dello stato d’assedio, dell’incarico di formare il governo ed altri argomenti del genere.

Tornata a casa ho chiesto a mamma di parlarne ma lei, come di consuetudine, non era informata. Appena è tornato dal campo ho chiesto a Gustavo la sua opinione e lui mi ha risposto solamente: “Vedrai, cambierà tutto. Forse anche noi”.

Y.G.

 

 

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