Una persona migliore.

“Il 4 settembre 2014 è stato uno dei giorni più belli della mia vita.

Come ogni anno, in quel periodo, mi trovavo al mare. Come ogni anno mi godevo gli ultimi giorni di vacanza ma quell’anno sapevo che al mio ritorno, stavolta, ci sarebbe stata ad aspettarmi una sorpresa sensazionale.

Stavo leggendo un libro, “Il mago di Oz”, da ciò che ricordo un po’ noioso a dire il vero, quando mi interruppe lo squillare continuo del telefono.

Come facevo sempre urlai: “Mammaaaaaa! Mamma! Ti chiamano!” Mia madre prese in mano il telefono. All’altro capo della cornetta c’era suo fratello; mio zio. Io e mia sorella iniziammo ad origliare, ansiose, la conversazione. Fu un tentativo fallito ma  – “BIP. BIP.” – la mamma attaccò, ci guardò sorridendo ed esclamò: “è nata la Giorgia! Vostra cugina!”.

Eravamo tutti contentissimi, avevamo quasi le lacrime agli occhi.

“Babbo! Possiamo tornare prima a casa?” – chiesi io.

“No, mi dispiace, per ora possiamo guardare le foto, poi quando torniamo passiamo subito a trovarla” – rispose.

Gli strappai il telefono dalle mani ed iniziai a far scorrere le immagini della galleria. Me ne ricordo una in particolare: la zia, sul letto, e lo zio seduto al suo fianco insieme a mio cugino Pablo che teneva in braccio Giorgia. Era bellissima! Così piccola, così ingenua! Un cubetto di argilla da modellare, una pianta da curare fino al nascere dei suoi frutti.

Il tempo trascorso tra l’arrivo della notizia e l’ultimo giorno di vacanza fu infinito. Quel giorno era sempre più atteso a causa delle innumerevoli foto che giungevano al cellulare. Quanto a me, era come se conoscessi solo tre sentimenti: ansia, felicità e responsabilità. Sapevo (o almeno speravo) che un giorno sarei stata un esempio per lei, un punto di riferimento, la luce di un faro nella notte.

Ormai era il tempo di tornare a casa quindi, come al solito, preparammo i bagagli e ci dirigemmo al porto di Cagliari. Dopo un’intera notte trascorsa in nave, finalmente attraccammo. Il viaggio da Livorno a casa lo vissi come il giro del mondo: in fi ni to.

La prima tappa però fu la casa dei miei zii. Non ricordo nemmeno di aver salito le scale, forse le ho volate, ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena. Aperta la porta mi diressi subito nell’ultima stanza a sinistra. Tutto di corsa. Senza pensare a nulla.

Lei era in camera con zia: è stata la prima cosa che ho visto una volta entrata. Aveva ancora la pelle tra il rosso ed il rosa ma ciò la rendeva ancora più piacevole. Dalle foto era bellissima, ma dal vivo era inspiegabile. Capii in quel momento che la mia vita sarebbe cambiata. Giorgia stava dormendo in braccio alla zia, ma per qualche strano motivo, appena ci siamo avvicinati, aprì gli occhi. Quegli occhi, i suoi occhi scuri, sembravano l’universo. A dire la verità un po’ mi vergognavo e un po’ avevo paura ma tentai lo stesso di farle due coccole. Accarezzandola mi arrivò immediatamente una specie di scossa che risvegliò in me qualcosa di nuovo.

Con il passare degli anni, sentendola dire le sue prime parole o fare i primi passi, ho avuto la conferma di quanto possa essere bello l’amore che si può provare verso qualcuno.

“Noe voglio venire a casa tua”

“Aspetta Giorgia che chiediamo alla zia, ok?”

Ogni volta che Giorgia mi dice così mi sembra di rivivere quel momento, quella scossa. 

Tutti dicono sempre che mi somiglia tantissimo: stessi occhi, stessa carnagione…

Anche se la pensano così io credo che a livello di carattere non sia per niente in questo modo. Io invidio tantissimo il suo. A volte è testarda, come può essere una bambina a quattro anni ma la vita la accoglie così com’è.  Un secondo è arrabbiata ed il secondo dopo ti vorrebbe portare a casa; è così ed è bellissimo.  

Ogni volta che ripenso a quando tutto è iniziato, a quella scossa, a quella maledettamente intensa scossa, capisco che mi sono innamorata di lei.  Capisco che devo cambiare e diventare ogni giorno una persona migliore, per lei.”

Erano tutti così presi dal racconto che si erano dimenticati della torta per la festeggiata. A proposito della festeggiata: guardando in basso me la sono ritrovata ancorata a me. Una cozza ad uno scoglio, come dice sempre il babbo.  Vedendo la zia piangere scoppiai in lacrime anche io e insieme a me anche il cielo fece lo stesso. Forse era un segno, forse avevo fatto la cosa giusta, forse ero finalmente diventata quella persona migliore che Giorgia meritava.

 

N. C.

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