Il primo colpo di remi.

Ho paura. Ma non ho il coraggio di dirlo.

Tutti sono emozionati al pensiero di salire sulla canoa mentre io sono terrorizzato.

Il solo pensiero di stare su un pezzo di plastica in mezzo ad un lago profondo più di 80 metri mi fa gelare la pelle. Il clima non fa altro che peggiorare la situazione: è freddo e nebbioso. La foschia rende tutto più lento e fa sembrare che il momento decisivo non arrivi mai.

Sono lì: sulla diga. La guida sta spiegando le caratteristiche del lago ed ogni momento che passa la mia ansia sembra aumentare.

In lontananza vedo avvicinarsi delle canoe: è l’altro gruppo e il fatto che i miei compagni stanno remando in coppia mi rassicura.

Arrivati agli spogliatoi mi sembra di esplodere dall’emozione: tremo a vista d’occhio. Mi tolgo le scarpe, mi metto il K-way, percorro la discesa frastagliata e ripida e mi avvicino ad un’istruttrice che spiega come si indossa il giubbetto di salvataggio e come si rema.

Mi infilo il giubbotto e vado in fila insieme a Marco; anche lui ha paura e come me non ha il coraggio di dirlo. Aspettiamo il nostro turno e quando arriva restiamo immobili, come se ognuno dei due stesse aspettando che l’altro faccia il primo passo per salire a bordo.

Sono ancora terrorizzato ma al tempo stesso emozionato e felice. Marco ed io ci guardiamo in faccia e ci diciamo: “Andiamo!”. Saliamo in canoa, lui davanti ed io dietro.

L’acqua è gelata e la canoa più piccola del previsto. Iniziamo a remare e ci allontaniamo dal molo. Più mi allontano più mi accorgo dello splendido paesaggio che mi circonda: montagne a strapiombo sul lago e un’acqua verde intenso che riflette gli alberi attaccati alle sue sponde.

Ce l’ho fatta. Sono in mezzo al lago.

L’ansia e la paura sono scomparse; hanno lasciato il posto alla felicità ed alla voglia di continuare a remare.

Anche una volta risceso a terra.

 

Nico.

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