La bambola

L’aveva comprata in aeroporto di ritorno da un viaggio di lavoro. Quella bambola avrebbe dovuto diventare la nuova amica della sua piccola Rosa, avrebbe dovuto essere la sua nuova compagna di giochi.

Avrebbe.

Due sere dopo era dovuto correre in ospedale per un’emergenza. La babysitter sarebbe arrivata da lì a poco ma lui era tranquillo. Rosa aveva la sua amica a tenerle compagnia. Corse verso la macchina sotto la pioggia scrosciante. D’un tratto un lampo illuminò le finestre di casa e, dietro il vetro, lui vide la bambola, i suoi capelli rossi come il fuoco, gli occhi grandi e neri ed un vestitino rosso, un po’ più chiaro dei suoi capelli. La bambina che la teneva in mano era identica alla bambola.

Salì sull’auto e si diresse all’ospedale.

A casa Rosa intanto si era messa a giocare con la cucina giocattolo. Aveva tirato fuori pentole, cucchiai, forchette, piatti ma … non era riuscita a trovare i coltelli. Si girò per cercarli e vide Bambola che aveva il coltello in mano, ma invece di essere di plastica era vero, aveva i denti affilati ed era perfetto nella sua mano, anche se era due volte più grande di lei.

Rosa urlò. Era un urlo di paura, stridulo, ma nessuno l’aveva sentito. Non c’era anima viva che poteva aiutarla.

Le chiavi nella porta: la babysitter era arrivata.

Un tuono potentissimo.

Le luci spente.

Rosa sentì dei passi piccoli ma pesanti salire le scale.

Urlò ancora una volta.

Una voce sottile e allo stesso tempo inquietante le sussurrò alle orecchie:

“shhhh, dormi, stasera tuo padre non rientrerà presto: sarà alle prese con l’autopsia di una bimba dai capelli rossi come il fuoco, gli occhi grandi e neri ed un vestitino rosso, un po’ più chiaro dei suoi capelli”.

 

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