Il quadro ormai era il mio mondo

Ero lì davanti, non sapevo perchè mi attirasse così tanto.

Era tutto nero quel quadro, con un diamante disegnato sopra.

Volevo distogliere lo sguardo ma era come essere in trappola. Non ero del tutto tranquilla e quando vidi che il diamante iniziò a girare su se stesso sempre più velocemente persi il controllo dei miei polmoni.

Quello che stava accadendo non aveva senso. Cercai di allontanarmi da lì ma era come avere dei mattoni incollati ai piedi. Mi trascinai verso il muro mentre ormai il diamante girava sempre più velocemente ed il mio respiro si faceva sempre più pesante.

Tutt’a un tratto mi resi conto che il diamante era uscito dal quadro. Era come una calamita per il mio cuore: non credevo a quel che mi stava accadendo. Mi stava risucchiando!

In un attimo mi ritrovai dentro ad un nuovo mondo. Era buio ma in lontananza vedevo brillare una luce che pareva fare capolino da una tavola ouija. Mi avvicinai: era proprio come avevo immaginato. Il triangolo di legno che la sovrastava iniziò a muoversi componendo un’unica parola: “c-o-r-r-i-“.

E così feci.

Sentivo dei rumori provenire da dove ero entrata e notai uno squarcio abbastanza grande da poterci passare attraverso.

Corsi senza pensarci due volte perchè oltre la fessura riconobbi la stanza dell’Hotel California in cui ero entrata poco prima che il dipinto mi risucchiasse.

Più mi avvicinavo a lei più la fessura si stringeva così spiccai un salto per tuffarmi al di fuori ma restai in aria sospesa, immobile, intrappolata.

Proprio in quell’istante una cameriera fece entrare nella camera una mamma ed il suo bambino. Il piccolo si avvicinò per guardarmi meglio e disse a sua madre:

” Mamma, questa ragazza è veramente terrificante e non capisco perchè mi faccia l’effetto di una calamita.”

La madre con noncuranza gli rispose:

“Torno subito amore, vado a dare la mancia alla cameriera. Tu intrattieniti con quel quadro se lo trovi così interessante”.

 

M. H.

 

 

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