Flotsam gruppo #4

“Wow! Non avevo mai esaminato un paguro da così tanto vicino! La natura mi ha molto sorpreso con questo splendido animaletto, così bello e zeppo di particolari, soprattutto sulla corazza!”.

Questo pensavo osservando quell’animaletto e, scrutandolo molto bene, notai che le sue antenne erano sottili come foglie di pino mentre le sue chele sembravano tanti piatti messi uno accanto all’altro.

Ero coricato sul telo da mare insieme a tutti i miei arnesi: il mio massiccio microscopio, le indispensabili palette e i  secchielli. Stavo fissando lo straordinario paguro, con la mia lente scientifica mentre, alle mie spalle, i miei erano tuffati nei loro lunghi e infiniti libri.

Ad un tratto intravidi un imponente castello di sabbia che era sempre stato dietro a me; ma  di cui non mi ero accorto dato che ero occupato a ispezionare quel magnifico paguro. Decisi di andare  anche io a fare un castello. Per farlo mi serviva della sabbia bagnata. Mentre mi stavo incamminando verso la riva, notai uno splendido “Brachyura”, un granchio tropicale. Lo fissai a lungo e, mentre ero lì intento a trovarne tutti i particolari, in un battito di ciglia, un’onda mi assalì avvolgendomi tra le sue spire.

Non so come mi ritrovai a riva. La mia maglietta era bagnata fradicia come i miei calzoncini. L’acqua mi faceva attaccare i vestiti alla mia pancia formando grinze pesantissime. Sulle caviglie sentivo qualcosa di viscido: abbassando lo sguardo vidi delle alghe e  allungando la vista scrutai il granchio accanto a una scatola bizzarra, bluastra, anch’essa circondata da alghe.

Non sapevo come fosse arrivata lì quella “scatola”. Era viscida, ruvida: mi faceva anche ribrezzo. Era ricoperta dalle dalle schifezze più impensabili del mondo.

Decisi comunque di esaminarla più approfonditamente.

Notai che sul fronte era disegnato un polpo ed era sormontata da una scritta:”Mewille under water camera”. Provai a tradurlo:”Mewille macchina fotografica subacquea”.

Iniziai a correre, veloce come il vento, dai miei genitori. Neanche loro credevano ai loro occhi: Una macchina fotografica subacquea così vecchia! Andammo anche dal bagnino, neanche lui  sapeva spiegare cosa era.  Decisi di aprirla e nel frattempo pensai: “Chissà cosa ci troverò! Ci sarà un tesoro? Ci saranno altre alghe?” La aprii, presi il rullino, cominciai a correre: sembravo Bolt! Arrivai al negozio dello sviluppo fotografico ed entrai; poi chiesi alla commessa:” Scusi…mi potrebbe sviluppare il rullino?”  La ragazza era disattenta e bofonchiò qualcosa come “Aspetta …”. Andai fuori, sulla panchina e feci quello che mi aveva consigliato la commessa. Prima seduto, poi sdraiato, poi sotto alla panchina: mi stavo annoiando a morte.

Guardando dentro al negozio il rullino era sopra al bancone, lo presi e corsi in spiaggia, guardai le foto: erano incredibili, straordinarie, sbalorditive!  Mentre stavo scrutando la prima, vidi che era affollata da molti pesci rossi ma uno  di essi era particolare: dalle sue squame uscivano molti ingranaggi che lo facevano funzionare, anche sotto l’acqua. Però! Sembrava vero ed era uguale spiccicato a quelli intorno ma  gli altri pesci, nella foto non se ne erano accorti. Dopo la precedente e fantasmagorica immagine, la seconda era ancora più surreale. Notai molte caratteristiche inverosimili, ad esempio c’erano dei pesci bluastri in riga, su un divano tappezzato di una stoffa a strisce, due polpi seduti su poltrone molto antiche, e guardando più approfonditamente, notai che uno dei due stava leggendo proprio come i miei genitori in spiaggia! Poi mi accorsi che un polpo mi stava fissando! C’erano anche molti pesciolini che nuotavano in fila indiana dietro al polpo che mi fissava, un acquario piccolissimo in cui nuotavano dei pesci microscopici, due lampade accese da cui spuntavano pesci con denti aguzzi, un tavolino rotondo in legno in cui erano appoggiati l’acquario e una delle due lampade e tante altre minuzie, compresa una specie di discarica con cassonetti diroccati, cibi andati a male e una massa color cenere che non capivo cosa fosse.

Presi in mano la terza immagine che era ritraeva il mare verde smeraldo. Non si vedeva molto bene perchè un’onda invadeva metà foto. In un angolo in alto a destra,c’era una”cosa”abbastanza strana. Era un pesce palla che faceva da pallone della mongolfiera e trasportava una tartaruga verde fluo che non entrava nel cesto. Spostai gli occhi sulla quarta foto. Era molto più luminosa della terza: delle tartarughe, sopra al guscio avevano delle “cose” a punta che sembravano conchiglie. Avevano dei fori, delle porte e alcune scale. Sembravano proprio delle casette-conchiglie,piccolissime abitate da omini verdi molto carini.

Nell’altra foto vidi una navicella degli alieni: dei cavallucci marini li fissavano. Alcuni alieni volevano esplorare, alcuni guardavano il luogo e uno cavalcava un pesce!!!

In-cre-di-bi-le!

Guardando la foto accanto vidi delle stelle marine “gigantormiche” il cui dorso era diventato un’isola.

Scrutando un’altra foto ancora vidi una bambina “cinese” che teneva in mano un’altra foto di un altro bambino, e via via c’erano altre foto con altri bambini. Provai a scrutare i particolari dell’immagine con la mia bellissima lente di ingrandimento “I.C. Lercher”, ma non vedendo più cose ad occhio nudo, decisi di guardarle con il microscopio,

Posizionai  la foto e rimasi stupefatto e sbigottito nel vedere quanti bambini c’erano all’interno di una sola foto; riuscìì ad arrivare a vedere la prima foto della serie.

Nella prima fotografia il bambino era in bianco e nero e ovviamente non impugnava alcuna foto, ma tendeva il braccio verso l’alto come per salutare. Era l’unico bambino che si vedeva dalla testa ai piedi; dai suoi indumenti non sembrava per nulla ricco.

Dopo un po’ mi misi a riflettere : “Chissà se un giorno qualcuno vedrà queste foto e potrà vedere anche me”. Guardando la foto mi venne in mente che io avrei potuto continuare quella bizzarra tradizione. Dovevo realizzare il mio sogno: mi avvicinai a riva a contemplando la foto della ragazza “ cinese”. Avevo appoggiato la macchina fotografica sopra al secchiello in modo tale che mi si vedesse.  Quindi presi la macchinetta,  sostenendola con una paletta. Nel momento in cui scattavo arrivò un’onda…

Sbam! L’acqua mi travolse.

Feci in tempo a toccare con il bastone il pulsante e a scattare la foto. Poi lanciai prima le foto nel mare e dopo un po’ anche la fotocamera,  con tutta la mia forza.  Pensai:”Chissà dove andra?” Forse il mare la porterà la da un gruppo di calamari che la trascineranno nella bocca di un pesce, lui la trasporterà davanti ad una balena, poi verrà trainata da cavallucci marini come gli imperatori di Roma e forse attraverserà una foresta di piante marine, solcherà l’oceano e si ritroverà in magnifici fondali. Attraverserà la città delle sirene e dei calamari giganti, un pellicano la prenderà al volo trasportandola  da dei delfini che la scorteranno al polo nord dai pinguini, dove la marea la trascinerá su una spiaggia… lì una bambina la raccoglierà e magari scoprirà cosa contiene e cosa deve farci.

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